Per Rovati Telefonica è benvenuta ma sulla rete ha ragione il Cav.

Angelo Rovati ieri non ha avuto nemmeno bisogno di leggere Repubblica e le indiscrezioni sul via libera governativo – poi smentito da Palazzo Chigi – alle nozze tra Telecom e la spagnola Telefonica per spiegare al Foglio che non vede “nulla di male” nell’ipotesi che l’esecutivo sia al lavoro per mantenere comunque italiana la rete telefonica. Perché poi, una volta tutelata così “un’infrastruttura di interesse nazionale”, dice, Telecom sul mercato “si potrà comportare come crede”.
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Angelo Rovati ieri non ha avuto nemmeno bisogno di leggere Repubblica e le indiscrezioni sul via libera governativo – poi smentito da Palazzo Chigi – alle nozze tra Telecom e la spagnola Telefonica per spiegare al Foglio che non vede “nulla di male” nell’ipotesi che l’esecutivo sia al lavoro per mantenere comunque italiana la rete telefonica. Perché poi, una volta tutelata così “un’infrastruttura di interesse nazionale”, dice, Telecom sul mercato “si potrà comportare come crede”. L’ex consigliere economico di Romano Prodi a Palazzo Chigi, oggi presidente di Mittel Generale Investimenti, è “convinto che Silvio Berlusconi avrà una grande sensibilità rispetto a questo problema, anche perché mantenere la rete vuol dire salvare pure tante altre attività, come la Tv via cavo”. Poi candida l’ad di Telecom, Franco Bernabè, a guidare un’eventuale società che gestirà l’infrastruttura fissa.
Nel 2006 fu proprio il “piano Rovati”, ovvero l’idea di staccare da Telecom la rete per attribuirla a una nuova società partecipata dalla Cassa depositi e prestiti, ad alzare un discreto polverone mediatico e politico. Allora si ventilò anche l’ipotesi che il governo Prodi volesse “rinazionalizzare” Telecom. “Nel 2010 – nota Rovati – si può dire tranquillamente che lo stato dovrebbe controllare la rete. Quattro anni fa, a me che suggerivo l’ipotesi di quotare in Borsa una società che gestisse l’infrastruttura, diedero dello stalinista e del nazionalista”. Tanto che poi arrivarono le sue dimissioni da Palazzo Chigi. Anche se oggi Rovati non sembra avere troppo rancore: “Resta la soddisfazione di aver posto un tema importante all’ordine del giorno della discussione pubblica”. Grazie a ventinove slide, ricorda oggi, dettate dalla convinzione di sempre: “Come cittadino e imprenditore cui sta a cuore l’evoluzione industriale dell’Italia, ritengo che tutto sia lecito se è assicurata al paese la struttura della rete di telecomunicazioni, unico vero monopolio naturale”. Qualcuno lo definisce il “sistema nervoso” dell’economia del futuro; Rovati invece va sul classico e paragona la rete a una nuova autostrada del Sole, con la sua capacità potenziale di avvicinare “cittadini di serie A e cittadini di serie B che non hanno la possibilità di collegarsi a Internet”.
“Una situazione al limite dell’incostituzionalità”, nota Rovati, che poi sottolinea come “comprensibilmente le società che oggi gestiscono la rete – in questo caso Telecom – investono solo dove ci sono ritorni economici”. Diversamente da quanto accadde, per esempio, con la rete ferroviaria. Digital divide a parte, lo “scorporo” è anche nell’interesse nazionale: “Questo esecutivo sta facendo delle cose meritevoli. Mi riferisco ad esempio al ministro Renato Brunetta e allo choc che intende dare alla Pubblica amministrazione. Ma cosa ne sarebbe di questi obiettivi senza una gestione propria della rete? Cosa accadrebbe se la rete fosse gestita da un player con la ‘testa’ altrove, che a un certo punto ritenesse conveniente investire in Sud America invece che in Italia?”. Anche perché tra i dati che passano per i cavi ci sono quelli più sensibili per l’interesse nazionale, “tanto che non c’è paese dell’Ue che lasci il controllo della propria rete di telecomunicazioni in mani straniere”.
Quanto all’ipotesi di una fusione tra Telecom e la spagnola Telefonica, Rovati premette di “non voler entrare assolutamente nelle scelte di un’azienda quotata”, rispetto alla quale “gli azionisti sono in grado di valutare quali siano le scelte migliori”. Detto questo, non nasconde alcuni dubbi: “Mi pare che oggi Telecom capitalizzi non più di 15 miliardi di euro, a fronte dei circa 80 miliardi di Telefonica. E allora se si fa un cambio carta-contro-carta ai valori attuali, i soci italiani diverranno azionisti di estrema minoranza”. Lo scorporo, spiega l’ex consigliere di Prodi, può produrre vantaggi anche per Telecom. Non solo perché con la vendita della rete si abbatte l’indebitamento della società, ma anche perché “una società più snella e capace può tornare a curare il prodotto”. Rovati non è un nostalgico dei boiardi di stato, ma ricorda che “la pubblica Stet aveva 1.500-2.000 miliardi in cassa, ed era all’avanguardia, basti pensare al progetto di cablatura ‘Socrate’ avviato da Ernesto Pascale”. Comunque “Bernabè sta facendo un lavoro meritorio in quanto a taglio dei costi e razionalizzazione del gruppo: sarebbe un ottimo presidente per una futura società che gestisse la rete”. Sarà, ma oggi resta l’opposizione del vertice della società alla scissione forzosa: “Perché la rete fornisce a Telecom ricavi e cash flow abbondanti. Ma non si può sempre stare a parlare di mercato, e poi proteggersi da questo in ogni occasione”.